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Giano su Affari & Finanza
Giano su Affari & Finanza

A Torre San Patrizio, nelle Marche, in pieno distretto calzaturiero, la crescita a due cifre è ancora un obiettivo possibile. Basta guardare i numeri della Giano, che è passata da poco più di un milione di euro di fatturato nel '99, per arrivare a quota 10 milioni nel 2012.

Non un sogno, semplicemente una scelta strategica che si chiama licensing: «Ci siamo reinventati – racconta Enrico Paniccià, amministratore delegato della Giano e terza generazione al lavoro – in passato questa era un'azienda molto orientata sul prodotto e poco sulla commercializzazione e sul marketing, come del resto molte altre realtà del distretto marchigiano, nate come piccoli laboratori artigianali.

Una decina di anni fa abbiamo puntato a produrre in licenza, in quel momento era difficile pensare a un investimento su un nostro brand, allora abbiamo preferito prenderne uno in affitto».

L'avventura comincia nel 2006 con l'accordo di licenza per la produzione e distribuzione di calzature del brand La Martina, uomo, donna, bambino; poi dopo un paio di anni è stata la volta di Harmont&Blaine, uomo, bambino e dalla p/e 2014 anche donna, esempi di un delicato equilibrio fatto da etica, armonia, fiducia che ha completato il saper fare bene il prodotto con il saper fare bene i processi di produzione:

«Una svolta che ci ha aperto nuove porte – continua Paniccià – noi prima pensavamo solo a realizzare scarpe di ottima qualità, e qui terminava il nostro compito, infatti ci preoccupavamo poco di quello che succedeva fuori dalla nostra azienda».

Anche il licensing è un'arte difficile, bisogna seguire regole precise, e portare avanti un rapporto senza compromessi, dove uno dei soggetti si affida completamente all'altro: «Fondamentale è rispettare il dna dei brand che segui – spiega Paniccià – è come essere sul set di un grande film, dove noi non siamo i registi, ma gli attori, protagonisti, mai comparse di passaggio, seguiamo con attenzione il copione, e ci identifichiamo completamente nel ruolo. Oggi ci sentiamo ricchi di questa esperienza, pronti a nuovi progetti».

Poi mentre Giano si articola, cresce, si sviluppa, arriva il momento per pensare al proprio brand, che nasce nel 2012, e già nel nome, Italian Heritage, si percepisce un insieme di passato e futuro, di vecchi saperi che si intrecciano con l'innovazione, che partono da materiali eccellenti, uniti a design ricercato con cura estrema per il dettaglio: «Italian Heritage ha una vocazione profondamente artigianale, è un brand pensato per crescere all'estero, che vuole essere fortemente riconoscibile – continua Paniccià – capace di trasmettere e rappresentare oltre confine i valori della nostra cultura, un immenso patrimonio che ci ha trasmesso una particolare sensibilità per la bellezza. Al tutto aggiungiamo processi distributivi e commerciali complessi indispensabili per raggiungere nuovi mercati. Oggi il gruppo esporta totalmente il 40% del fatturato, ma vogliamo arrivare al 60% entro il 2015, per questo abbiamo aperto una filiale in Germania, che insieme a Russia, Cina, Usa e Medio Oriente rappresentano i nostri mercati di riferimento».

Una crescita quella della Giano resa possibile investendo in risorse, formazione, tecnologia, ma anche in cultura, e progetti sociali, fattori fondamentali per Paniccià: «Investiamo in cultura 100 mila euro ogni anno, l'1 per cento del nostro fatturato, cito Mus-e, un progetto destinato alle scuole della nostra zona che ha per tema l'integrazione, un aspetto fondamentale della società attuale; ricordo l'azienda respira dal suo territorio, la cultura serve per alzare la qualità di vita di quel territorio. Poi noi lo esportiamo nel  mondo, un modello unico ed eccellente.

Bettina Bush

Dall'inserto Affari & Finanza di Repubblica del 24 giugno 2013

La Martina
Harmont&Blaine
Italian Heritage
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